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Convegno YouBuild: l’importanza della rigenerazione urbana

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di Lucia Carleschi. Interessanti suggestioni su un argomento che è sempre più oggetto di interesse come la rigenerazione urbana sono emerse al Convegno nazionale che Youbuild ha organizzato a fine novembre a Milano presso il Centro San Fedele, intitolato “Reset City”. Gli interventi sono stati moderati da Emanuele Naboni, coordinatore scientifico di Youbuild

Di seguito, alcuni highlight dell’evento. Olivia Poston della Norman Foster Foundation, un’istituzione che si occupa di traghettare l’architettura nel futuro, partendo dal principio che molte città hanno progetti a lungo termine, magari ambiziosi, e sono proprio questi che la Fondazione vuole sostenere. Tre città in particolare sono attualmente oggetto del loro interesse. Per Kharkiv, la seconda città più grande dell’Ucraina, sono stati identificati vari siti di intervento, con un focus sulla stabilità e la sicurezza degli spazi.

A Bilbao, dove stanno aumentando sia l’età media della popolazione che il numero di immigrati, si vuole ripensare la coesione sociale, contrastando l’isolamento attraverso l’eliminazione di elementi che dividono e la creazione di un ambiente armonizzato.

Freetown, in Sierra Leone, presenta un contesto urbano in rapida crescita, tanto che attualmente la città è dieci volte più grande rispetto a come era 50 anni fa, e si è sviluppata tutta lungo la costa. Il suo fascino è dovuto anche al fatto che il 91% dell’economia locale è informale, e il 60% dei commerci avvengono per strada. Questo comporta che i tempi di percorrenza nelle ore di punta possono essere molto lunghi, anche a causa del tipo di veicoli circolanti e dello stato delle infrastrutture viarie. Il 42% delle strade sono vulnerabili alla pioggia, e lì la stagione delle piogge dura 3 o 4 mesi. Il progetto per la riqualificazione di Freetown è attualmente in itinere, e prevede una rete di funicolari con cinque stazioni per collegare il centro alle aree residenziali, il che, si ipotizza, avrà un effetto rivitalizzante sull’economia locale. Il progetto include anche una serie di strutture ombreggianti lungo i percorsi pedonali urbani.

Emanuele Naboni conversa sul palco con Olivia Poston della-Norman Foster Foundation

Angelos Chronis di Infrared, azienda specializzata in simulazioni climatiche, ha tracciato un quadro poco incoraggiante: ben 170mila persone muoiono ogni anno in Europa a causa dell’aumento delle temperature. Inoltre, l’80% degli edifici è privo di valutazione energetica, il 90% delle città sono esposte a rischi climatici, e il 45% degli agglomerati urbani manca di un piano per l’adattamento climatico.

Secondo Chronis, l’architettura ha una grossa responsabilità a questo riguardo, e ha il dovere di utilizzare gli strumenti a sua disposizione per prevedere e contrastare gli effetti delle crisi climatiche.

L’AI (intelligenza artificiale) può essere collegata alla pianificazione urbana, dato che è in grado di offrire un valido aiuto in tema di pianificazione, potendo prevedere fattori quali irraggiamento solare, effetto del vento ecc., consentendo ai progettisti di vedere subito, grazie alla simulazione, gli effetti delle loro scelte. Le soluzioni nell’immediato quindi esistono, grazie alle macchine.

A questo proposito, Chronis ha presentato Architext, la prima piattaforma in assoluto a generazione semantica per l’architettura. Il suo funzionamento infatti si basa sul linguaggio comune, mettendo in grado gli utilizzatori di generare una ricca varietà di piani residenziali. Ciò fa sì che chiunque possa realizzare una serie pressoché infinita di design creativi, indipendentemente dalle proprie abilità o background. È quindi possibile trasformare i progetti architettonici da semplice teoria a realtà, utilizzando solo le parole.

Non vi è dubbio, ha concluso Chronis, che l’AI avrà un impatto molto importante sulla modalità di lavoro dei progettisti.

Angelos Chronis di Infrared

Aldo Sollazzo (Iaac Barcellona) ha sottolineato l’importanza della visione, dell’osservare le dinamiche che avvengono nello spazio per interpretarlo. I nuovi strumenti consentono di estrapolare nuove informazioni da un’immagine, e possono diventare strumenti di progettazione urbanistico-spaziale. Perché usare i dati? Per capire come possiamo progettare città più efficienti. Lo spazio urbano va visto come una trama programmabile.

Dante Parisi (Heidelberg Materials Italia) si è focalizzato sulla CO2. Perché se ne parla tanto? È il gas serra più abbondante emesso dalle attività umane. Deriva soprattutto dalla combustione di combustibili fossili e dalla produzione di cemento e acciaio. Ha una lunga permanenza nell’atmosfera (fino a centinaia di anni), contribuendo all’effetto serra a lungo termine. È ben monitorata, poiché esistono strumenti e metodologie consolidate per misurarla, tracciarla e ridurla rispetto ad altri gas GHG (Greenhouse gases). È direttamente collegata ai settori chiave come energia, trasporti, industria e costruzioni. L’opera dell’uomo sta avendo un impatto importante sul pianeta, e il progettista ha un ruolo chiave nella transizione verso la decarbonizzazione nel settore delle costruzioni. Per comprendere il ruolo strategico nella progettazione, basti pensare che circa il 70-80% dell’impatto ambientale di un edificio è definito nelle prime fasi progettuali. Materiali, orientamento, sistemi energetici e soluzioni costruttive influenzano il ciclo di vita. Meglio ricorrere alla progettazione integrata, in base alla quale il progettista deve coordinare architettura, ingegneria e impiantistica per ridurre consumi ed emissioni, Selezionando materiali e tecnologie, riducendo i rifiuti e sfruttando risorse locali. Il progettista non è solo un tecnico, ma un decision maker per la sostenibilità, capace di influenzare l’intero processo costruttivo verso la decarbonizzazione. Costruire sostenibile, oltretutto, riduce l’esposizione ai rischi normativi, evitando possibili sanzioni future, facilita l’ottenimento di finanziamenti e attrae maggiormente gli investitori. Progettare sostenibile, in pratica, fa aumentare la redditività di tutta la filiera.

Aldo Sollazzo (Iaac Barcellona)

Federico Della Puppa, coordinatore del Centro Studi YouTrade, ha ricordato che stiamo vivendo il passaggio epocale dall’industriale al digitale, e dal materiale all’immateriale, con una metamorfosi profonda dei riferimenti. Altro grande cambiamento è il passaggio dall’economia lineare all’economia circolare, che funziona nel momento in cui noi pensiamo al progetto. La rigenerazione urbana è un sistema integrato non facile da mettere in pratica, e dobbiamo interrogarci sul suo valore sociale e non solo economico. In Italia purtroppo abbiamo normative che ci bloccano, e non sorprende che l’European Green Capital Award non veda mai città italiane in classifica.

Della Puppa ha fatto l’esempio del Veneto, dove il 77% dei comuni supera la media nazionale del consumo di suolo, e il 55% di essi supera la media regionale. Il 23% dei comuni registrano un consumo di suolo superiore al 20%. Sono 9200 i capannoni abbandonati, per 18,1 milioni di mq inutilizzati. Non solo capannoni però, l’8% del patrimonio pubblico in Veneto è inutilizzato. Si tratta di 4900 unità immobiliari, delle quali 1430 non più riutilizzabili (pari al 30% dell’inutilizzato). Il territorio, come lo abbiamo costruito nel dopoguerra, è stato pensato attraverso logiche che, nel disegno urbano e territoriale, separavano le funzioni: i luoghi dell’abitare, quelli del produrre, quelli per il tempo libero ecc. Quelle stesse regole valevano anche per i piccoli centri, dove si sono riprodotti in scala gli stessi modelli delle città e delle metropoli. Il punto debole è l’aver concentrato tutta l’attenzione sul valore economico dei luoghi, sulla possibilità di un loro sfruttamento, puntando a regolare le scelte costruttive in termine di volumetrie e di “cittadini equivalenti” (= ogni abitante vale tot metri cubi). Questo, secondo Della Puppa, è di fatto il fallimento dell’urbanistica. La sfida della rigenerazione urbana è una pratica antica come la città, una sfida che ha già messo in campo molte risorse.

Federico Della Puppa, coordinatore del Centro Studi YouTrade

Tra il 2014 e il 2023 sono stati oggetto di interventi di rigenerazione urbana 312 kmq di territorio, e il valore economico generato è stato pari a 160 miliardi di euro. L’obiettivo per il 2050 è rigenerare il 4,1% del territorio nazionale, per 1900 miliardi di euro di valore da generare (76 miliardi/anno) e 100mila posti di lavoro aggiuntivi attesi al 2050. Della Puppa ha individuato un ruolo strategico per la pubblica amministrazione. La città circolare è intelligente e sostenibile: rende circolari i processi di conoscenza favorendo la condivisione e mettendo a disposizione le informazioni senza barriere, promuove la formazione continua e i nuovi sistemi di apprendimento della società digitale, utilizza le reti digitali per favorire i processi di inclusione e di sviluppo economico e sociale. Dicevamo che la città circolare e è anche sostenibile: ottimizza il ciclo dei rifiuti attraverso la riduzione, il riuso, il recupero e il riciclaggio, punta all’efficienza energetica, mediante autoproduzione diffusa condivisa nelle reti locali, ottimizza la gestione dell’acqua, recuperandola e riutilizzandola come risorsa essenziale del bene comune, realizza hub per i trasporti di prossimità e riduce gli impatti in termini di tempi, spazi ed emissioni, adotta la mobilità sostenibile per ridurre gli impatti e favorire gli spostamenti in sicurezza, secondo logiche di sharing. Deve essere anche inclusiva, mettendo al centro la persona con buone pratiche di accoglienza, inclusione e sostegno, tutela la sicurezza delle persone e attiva processi di controllo per migliorare i servizi e aumentare l’inclusione sociale, incoraggia e supporta le forme attive di associazionismo, le reti sociali, il dialogo intra e internazionale, e promuove il recupero della memoria dei luoghi. Recupera gli spazi pubblici attraverso pratiche condivise e gestisce gli spazi insieme ai cittadini, creando socialità. Quindi l’invito è: be social, be circular, poiché il territorio, il suolo e il paesaggio oggi hanno un valore sociale molto diverso e più importante di ieri, ed è su di esso che si costruisce l’identità delle comunità, il senso di appartenenza, il sentire comune che parla non solo di innovazione, intelligenza, città, territorio e comunità smart, ma anche di sostenibilità (non solo ambientale) e di inclusività.

Dante Parisi (Heidelberg Materials Italia)

Non è l’economia che deve diventare circolare, ma il territorio, in pratica la società stessa, che non può essere considerata per corpi separati.

Che fare dunque? Dobbiamo interrogarci sul ruolo sociale della città e del territorio nella costruzione di valore, chiedendoci soprattutto come applicare l’economia circolare al territorio, ridando valore al paesaggio e al ruolo della città e dei suoi corpi costituenti come luogo sociale. Bisogna anche spostare l’attenzione dagli oggetti alle persone, e pensare i luoghi in funzione del loro utilizzo sociale. La domanda è “a chi serve la città?”. Il passaggio dal cosa al chi, dagli oggetti alle persone, può aprire nuove prospettive e indicare con più chiarezza la strada da seguire. Questa è la giusta prospettiva che indica la via per costruire il nostro futuro, sostenibile e inclusivo.

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